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La pagella dell’Ocse boccia gli italiani sul digitale: troppe insufficienze.

L’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, è un’organizzazione internazionale di studi economici per i Paesi membri, che condividono un sistema di Governo di tipo democratico e un’economia di mercato (la Cina non ne fa parte).


L’organizzazione con sede a Parigi, fondata nel 1948, svolge un ruolo di assemblea consultiva per la risoluzione dei problemi comuni, l’identificazione di pratiche commerciali e il coordinamento delle politiche locali e internazionali dei Paesi membri. Conta 34 paesi con l’adesione, tra gli altri, di Canada, Usa e in seguito Giappone.

Gli obiettivi dell’Ocse tendono a favorire più alti livelli di crescita economica nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, del tenore di vita e dell’occupazione, partendo dalla stabilità finanziaria e passando per investimenti e competitività.

Uno sguardo completo

Per questo si occupa anche della raccolta e dell’elaborazione di dati e di studi nazionali comparativi trasversali a tematiche economiche, finanziarie, sociali, di governance, cooperazione e innovazione


Skills Outlook 2019: Dati preoccupanti

Dall’ analisi dell’Ocse nel suo Skills Outlook 2019, pubblicato lo scorso 9 maggio, il report in cui si valuta la capacità dei paesi membri di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, emerge la situazione preoccupante dell’Italia seguita solo da Turchia e Cile. Infatti, in Italia solo il 21% delle persone tra i 16 e 65 anni risulta “alfabetizzato digitale”.

Qui è possibile scaricare il documento ufficiale che che vede l’Italia a confronto con altri paesi.

I risultati sono stati misurati su 3 dimensioni principali: Competenze per la digitalizzazione, Esposizione digitale e Politiche relative alle competenze. Lo scoreboard mostra l’inesorabile diagnosi: gli italiani non raggiungono competenze di base necessarie per “prosperare” in un mondo digitale, sia a livello sociale che professionale.

 Secondo quanto pubblicato dall’OECD in Skills Outlook 2019: Thrving in a digital world, infatti, solo il 36% degli individui in Italia, il livello più basso tra i paesi OCSE, è in grado di utilizzare Internet in modo complesso e diversificato. Nel modo del lavoro, poi, gli italiani utilizzano le TIC, ma meno intensamente che in altri paesi.

Le conseguenze più preoccupanti sono, tuttavia, legate al rischio alienazione. Infatti in Italia il 13,8% dei lavoratori svolgono occupazioni ad alto rischio di automazione, e necessiterebbero di una formazione fino a 1 anno (considerata moderata) per passare a occupazioni con basso e medio rischio di automazione, quindi più sicure.

Un altro 4,2%, invece, per evitare l’alto rischio di automazione sul posto di lavoro, avrebbe bisogno di una formazione fino a 3 anni (intensa).  In generale, solo il 30% degli adulti ha ricevuto formazione negli ultimi 12 mesi, contro una media OCSE del 42%.

Tra le cause di questa situazione c’è sicuramente la scarsa cultura digitale che permea la nostra società a ogni livello, da quello aziendale a quello “popolare”, affiancata a pari merito ad una visione superata della formazione. Questa è vista solo come una tappa obbligata in molte realtà aziendali, che pensano solo a raggiungere i requisiti richiesti di volta in volta con la minima spesa.

Entriamo più nel dettaglio
Sono numerose le insufficienze per l’Italia, a partire proprio dalle basi. 
OCSE

La Penisola si attesta terzultima, appunto, seguita da Cile e Turchia, “per le competenze di lettura, scrittura e di calcolo” che permettono di fruire dei benefici di internet, perché solo il 21% della popolazione tra 15 e 65 anni ha un buon livello di queste abilità in base ai test Ocse. I giovani in realtà se la cavano meglio: la percentuale di quanti hanno basse competenze cognitive o digitali è del 3,2% (ma la media Ocse è il 2,3%), mentre tra le persone più in avanti con gli anni (55-65) ben il 32%, quindi un adulto su 3, non ha queste abilità, quasi il doppio della media Ocse.” (Il sole 24 ore n. 9 maggio 2019).

Con Cile, Grecia, Lituania, Repubblica Slovacca e Turchia, l’Italia è il fanalino di coda dei Paesi impreparati ad affrontare le sfide della digitalizzazione che sta modificando e muovendo il modo in cui le persone vivono, lavorano e imparano.  

L’intelligenza artificiale e la robotica presentano un immenso potenziale per rafforzare la produttività e il benessere, ma le gravi lacune emerse dall’analisi dell’Ocse nel rapporto tra apprendimento e uso delle nuove tecnologie in Italia, rischia di ampliare, in questo contesto, le disparità a scapito delle persone e delle aree geografiche trascurate.

Tra l’altro, oltre ai segnali di scarsa «confidenza» degli italiani con il mondo digitale, emerge anche il dato non consolante ma significativo che rileva che è la stessa scuola di base, quella da cui dovrebbe partire un’adeguata formazione, ad essere in questo senso in grave ritardo rispetto ad altri paesi: gli insegnanti in Italia fanno un uso minore delle tecnologie rispetto agli altri lavoratori con un titolo di laurea: per i primi l’indice di intensità Ict è inferiore allo 0,5 circa, per i secondi supera lo 0,8.

L’aspetto positivo e consolante è che sono gli insegnanti stessi a voler correggere questa condizione, infatti, tre docenti su 4 in Italia, chiedono di poter disporre di una maggiore formazione nell’uso delle tecnologie per insegnare.

Ci auspichiamo che lo Stato assecondi questa esigenza, nonché presa di coscienza degli insegnanti, affinché, almeno le prossime generazioni, ne traggano un beneficio tale di “prosperare” in società e professioni digitali, con disinvoltura.


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