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LA FESTA DEL LAVORO...DIGITALE

La trasformazione digitale in atto “ruba posti di lavoro”: crea efficienza e quindi rende alcuni lavori sostanzialmente inutili. Ma esiste una ricetta perché il processo tecnologico e l’automazione non possano danneggiare il lavoratore? Sembrerebbe di sì, perché su robot e lavoro la dialettica è continua e il dibattito aperto.

A scanso di equivoci, diciamo subito che l’Italia deve continuare ad investire su trasformazione digitale, robotica e intelligenza artificiale, ma non bisogna dimenticare in questo contesti due elementi fondamentali: istruzione e creatività.


1° Maggio

Oggi, primo maggio, si festeggiano i lavoratori e lo si fa da diversi anni e, in tutti questi anni le cose anziché migliorare sono, via via, peggiorate. Il lavoro non si trova ma, fenomeno ancor più preoccupante – almeno qui in Italia – è che si perde con troppa facilità. I dipendenti hanno visto, con il passare degli anni, l’affievolimento dei propri diritti e aumentare le angherie, i lavoratori autonomi e gli imprenditori sempre più vessati senza alcun ammortizzatore. Ogni partita IVA deve farcela da sola. Ma oggi è festa e non dobbiamo polemizzare, non possiamo guardare al passato come fosse un alibi. Dobbiamo avere piena consapevolezza di ciò che è stato per cambiare e costruire un “quel che sarà” migliore. Confucio scrisse:


Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita

Fino a qualche decennio fa questo era possibile ed auspicabile ora, invece, tutto è cambiato. La frase potrebbe riassumersi con: “Trova un lavoro…“.

Ma perché si festeggia? Come spesso accade per le commemorazioni di questo tipo, derivano da un qualche brutto accadimento: un po’ come dire che si può festeggiare SOLO se capitano disgrazie, altrimenti non ha senso ricordare, commemorare, fermarsi. Ma questo è, e questo ci teniamo. Anche la festa del primo maggio non fa eccezione, la Festa del lavoro, o dei lavoratori, viene celebrata il primo maggio di ogni anno in Italia e in molte altre parti del mondo e la scelta di questo giorno deriva proprio da un tragico evento accaduto alla fine dell’Ottocento, anche se prima di allora una giornata del lavoro si era già festeggiata nel mese di settembre.

Le origini della Festa del lavoro

Nel 1886, proprio a maggio, la polizia di Chicago sparò sui lavoratori che da giorni scioperavano per il mancato rispetto della legge che istituiva il tetto delle otto ore lavorative al giorno. E’ proprio l’Illinois il primo stato americano ad istituire per legge il tetto delle otto ore giornaliere. In quell’occasione morirono due persone. Le proteste che seguirono quell’episodio furono a loro volta represse con violenza dalla polizia e culminarono nella triste manifestazione di Haymarket, la piazza del mercato delle macchine agricole, durante la quale morirono decine di lavoratori – sia manifestanti che agenti – a causa di un attentato esplosivo.

Gli organizzatori della manifestazione del primo maggio, un gruppo legato dall’Associazione dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro americani, i Knights of Labor, furono arrestati e processati. Sette di loro furono condannati a morte, con prove poco credibili o addirittura inesistenti. Un condannato a morte si uccise in prigione il giorno prima dell’esecuzione, ma altri quattro furono uccisi per mano del governo americano e, secondo le cronache dell’epoca, cantarono l’inno francese (la Marsigliese) prima dell’esecuzione. Nel 1890, l’organizzazione Seconda internazionale decise di promuovere in tutto il mondo la festa dei lavoratori il primo maggio.

 La Festa del lavoro in Italia e la strage di Portella della Ginestra

In Italia la ricorrenza è tradizionalmente festeggiata anche con il “concertone”organizzato congiuntamente dai sindacati CGIL, CISL e UIL in piazza San Giovanni in Laterano a Roma. In Italia la festa del lavoro ricorre dal primo maggio del 1891 fino alla sua “cancellazione” durante il ventennio fascista che, decisa la soppressione, fu fatto coincidere con la celebrazione del 21 aprile, il cosiddetto Natale di Roma.

Come tutti sappiamo venne ripristinata la settimana successiva alla liberazione del 1945. Il primo maggio del 1947 duemila persone – soprattutto contadini – manifestarono contro il latifondismo a Portella della Ginestra, in provincia di Palermo. Un attacco armato deciso dalla mafia, con la complicità di chi era interessato a reprimere i tentativi di rivolta dei contadini, portò alla morte di undici persone e al ferimento di altre ventisette.

Il bandito Salvatore Giuliano fu identificato come il capo degli autori della strage, ma nel tempo furono fatte diverse ipotesi su chi potesse averlo sostenuto e aiutato. Le persone uccise a Portella della Ginestra si chiamavano Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna, Francesco Vicari, Vito Allotta, Serafino Lascari, Filippo Di Salvo, Giuseppe Di Maggio, Castrense Intravaia, Giovanni Grifò, Vincenza La Fata. Tre di loro avevano meno di 13 anni.

Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo.
(Adriano Olivetti)

800 milioni di licenziamenti entro il 2030

Entro il 2030 ci sono 800 milioni di posti di lavoro a rischio a livello globale a causa dell’automazione che sta invadendo la nostra società. E’ scritto a chiare lettere e ancor più chiari numeri nel report condotto da McKinsey Global Institute (‘Jobs lost, jobs gained: workforce transitions in a time of automation’scarica l’executive summary), secondo cui la crescente diffusione di Intelligenza Artificiale e robotica applicata al mondo del lavoro avrà un effetto drastico sulla nostra quotidianità. 

L’impatto è paragonabile a svolte epocali come la rivoluzione industriale che trasformò la società agricola nell’800.

La fida per i governi sarà quella di gestire questa transizione epocale, che potrebbe secondo il report allargare ulteriormente l’incertezza del quadro sociale ed economico, ampliando il gap fra ricchi e poveri.

 Oggi come oggi, se le nuove tecnologie fossero adottate su ampia scala, soltanto il 5% delle professioni verrebbe completamente automatizzata, mentre una quota del 60% delle professioni un terzo delle mansioni sarebbe automatizzata almeno parzialmente.

Secondo i ricercatori della MGI, i lavori “più suscettibili all’automazione includono, oltre alle fabbriche, quelli fisici in ambienti prevedibili, come le macchine operatrici e la preparazione di alimenti nei fast food”, secondo  un articolo sull’ultimo rapporto . “La raccolta e l’elaborazione dei dati sono altre due categorie di attività che possono essere eseguite sempre più in modo migliore e più rapido con le macchine. Questo potrebbe portare alla perdita di molti posti di lavoro, ad esempio, nelle banche, nei settori paralegali, nella contabilità e nell’elaborazione delle transazioni di back-office“.

Il consiglio? Guardare con grande attenzione quelli che sono e, forse, saranno i lavori meno a rischio, suggerendo alle nuove generazioni di concentrarsi su mestieri che sarà, almeno per i prossimi 100 anni, difficile da soppiantare. 

Dalla nostra parte abbiamo la creatività, unico vero punto di forza che, per qualche secolo dovrebbe restare ad appannaggio dell’essere umano…sempre che non usi questa intelligenza per essere così stupido da distruggere l’unico pianeta – per ora – vivibile. 


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